Memoranda

26 Aprile 2009

"Non do nemmeno un euro per i terremotati"

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Un amico mi ha inviato questo testo, che riporto qui integralmente e il cui contenuto potrei firmare io stessa. E’ lungo ma vale la pena leggerlo.

“MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO…”

(di Giacomo Di Girolamo)

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Giacomo Di Girolamo

6 Aprile 2009

Il Bel Paese: una volta…

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Due gli eventi da ricordare, oggi: la visita di Obama in Turchia, il terremoto all’Aquila. Il presidente Usa ha detto che non ha niente contro l’Islam. Viva Obama. Quanto all’Aquila, una certezza c’è, che gli architetti, i geometri, i tecnici comunali, le imprese di costruzione, dovrebbero essere puniti con anni di carcere e salatissime multe. Ma che Bel Paese. I terremoti non fanno morire tanta gente quanto l’avidità, la stupidità e la cattiveria degli uomini.

3 Aprile 2009

Una provvidenziale bottiglia

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Strane coincidenze: nell’ Uomo al buio, l’ultimo libro di Paul Auster, l’anziano protagonista, coinfinato a letto dopo un incidente, passa le sue notti in bianco, inventandosi storie. Accade che una notte pisci in una bottiglia messagli sotto il letto a questo scopo. Dopo aver finito questo libro, breve e di qualità secondo lo sdandard di Auster, comincio a leggere Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin e quasi nelle prime pagine l’autore, che sta raccontando la sua vita e quella della sua famiglia, si trova a dover pisciare in un bottiglia… Strano eh? Non mi era mai capitato. Di trovare un tale particolare in due libri letti uno dopo l’altro… quanto al fatto di pisciare in condizioni disagiate… beh, io l’ho fatto in una cabina telefonica a Colonia, in Germania e in una bustaì, in auto, su un ponte.

1 Aprile 2009

Le mie letture di marzo

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Marzo 2009

1) La città perfetta di Angelo Petrella (Garzanti agosto 2008, pag. 507, € 17,60). Una piacevole sorpresa questo libro di un autore nato a Napoli nel 1978 e con all’attivo altri due romanzi. Un ritmo travolgente che non molla il lettore e che lo mette sullo stesso piano dei personaggi che parlano in prima persona mentre agiscono. Dalle borgate romane di Walter Siti alla Napoli del “sistema” di Petrella… è un continuum di delinquenza grande e piccola, di corruzione, di malaffare. E non c’è speranza né redenzione… il giovane camorrista, a 19 anni, fa fuori il capo e prende il suo posto in tutto e per tutto, perché l’importante è comandare, avere soldi e potersi permettere tutto, anche di avere davanti un politico che lo omaggia e gli chiede favori.

2) La macchina delle bugie di Loris Mazzetti; sottotitolo: Dentro e dietro la tv, sotto i titoli dei giornali, tra le pieghe delle intercettazioni, bruciano i fatti. L’Italia di oggi inventata, manipolata e negata dal potere dei media. Con una intervista a Roberto Saviano. ( Rizzoli Bur novembre 2008, pag. 366, € 10.00).

3) L’Acchiappacolombi di Danilo Mainardi (CairoEditore novembre 2008, pag. 270, € 14,00) Delizioso giallo del grande etologo. Incentrato sul mondo dei colombofili.

4) Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra e Lo scrittore automatico di Roald Dahl (Tea febbraio 2006, pag. 61, € 5,00). Due bellissimi raccontini dello scrittore per ragazzi più letto al mondo. Ma questi due non sono favole per ragazzi. Sono scritti con grande ironia e in uno stile molto elegante.

5) Il dolore di Manfred di Robert McLiam Wilson ( Fazi Editore settembre 2004, pag. 220 € 13,50). E’ il secondo libro di questo autore, il primo Eureka Street mi aveva entusiasmato: narrava le vicende di un gruppo di giovani a Dublino durante il periodo degli attentati terroristici. Era molto divertente, i personaggi erano straordinari. Qui invece protagonista è un vecchio ammalato che sta per morire. Vive solo e si incontra con la ex moglie una volta al mese, sulla stessa panchina ma non può guardarla e non sa come essa sia cambiata in venti anni. La storia finisce con il vecchio che muore sulla porta di casa. E’ scritta molto bene e mi è piaciuta molto.

6) Scritti di bibliografia, editoria e altre futilità di Roberto Palazzi (Biblohaus novembre 2008 pag. 421, € 25,00). Interessantissimo libro che raccoglie brevi testi di Palazzi, libraio antiquario a Roma, coltissimo e preparatissimo sul suo mestiere. Ricco di notizie varie di precipuo interesse per chi ama certi libri e le vicende che accompagnano la loro vita.

7) Verità e conseguenze di Alison Lurie (Nottetempo settembre 2008, pag. 363, € 18,50). Quanto sono belle queste edizioni di Nottetempo. I caratteri sono grande, chiari e assai leggibili. Anche questo romanzo, malgrado racconti la banale storia di un matrimonio che finisce, di vite che si svolgono all’interno di una università americana, ha tuttavia motivi di interesse. Ed è scritto molto bene.

8) La vedova, il Santo e il segreto del Pacchero estremo di Gaetano Cappelli (Marsilio gennaio 2009, pag. 244, € 17,00). Assai divertente. Di apparente leggerezza. Scritto in uno stile ironico sarcastico a tratti umoristico e la storia c’è, i personaggi sono ben azzeccati, reali, anche criticabili ma intriganti, si muovono nel nostro tempo, sono figli di questa società e appena possono sfruttano le contraddizioni a loro vantaggio. Ci sono anche un paio di incontri amorosi, e storie d’amore al cardiopalma ma scritte con ironia.

9) Lo scandalo Wapshot di John Cheever (Fandango agosto 2005, pag. 336, € 18,00). Cheever è Cheever. Un grande come Malamud, Bellow, Roth. La provincia americana, i paesi senza tempo, i personaggi bizzarri. Tutto quello che fa America ma scritto bene, molto bene.

10) Gli anni fulgenti di Miss Brodie di Muriel Spark (Adelphi gennaio 2005, pag. 140 € 7,50). Ritratto di un insegnante negli anni prima della seconda guerra mondiale. Si narra anche le vicende di un gruppo di sue allieve di una scuola di Edimburgo. Nel racconto si va dal passato al futuro.

11) La vera Miss Brodie di Muriel Spark (Adelphi settembre 2006, pag. 53, € 5,50). E’ apparso come articolo questo breve testo nel quale la Spark racconta di aver avuto una insegnante che le ispirò la figura di Miss Brodie. Interessante.

12) Le figlie di Hanna di Marianne Fredriksson (SuperPocket novembre 1999, pag. 380). Libro che avevo nell’elenco delle ordinazioni e che invece mi ha prestato mia sorella. Trattasi della saga famigliare di tre generazioni di donne svedesi, dalla fine dell’Ottocento fin quasi al secolo scorso. Voci diverse raccontano tre storie: cupa la prima, più leggere ma non semplici le altre due. La Svezia? Per la condizione della donna… mica poi tanto diversa dall’Italia del sud…

13) Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie di Giuseppe Marcenaro (Bruno Mondadori, 2008, pag. 231, €18,00. Ne vorrei almeno uno al mese di libri del genere. Da ascrivere alla Letteratura di viaggio. L’autore ha visitato numerosi cimiteri, da quelli noti a quelli sconosciuti, in vari paesi del mondo, raccontando le vicende curiose di alcuni personaggi (anche qui, noti e meno noti). “Non luogo per eccellenza, il cimitero è una realtà vitalissima”. “Sotto forma di culto dei morti, nel vacuo fasto delle tombe, gli ancora non estinti tentano di esorcizzare il molesto terrore di non essere più. D’altra parte il cimitero è un affare che riguarda sempre e soltanto chi non vi è ancora andato a finire. Vale”.

14) Storia sociale dei gatti di Katharine M. Rogers (Bollti Boringhieri novembre 2008, pag. 204, €16,00). Molte illustrazioni, molte citazioni da libri e testi vari attraverso i secoli. Una bella ricerca. I gatti dalla loro comparsa a oggi.

15) Mestieri di scrittori di Daria Galateria (Sellerio febbraio 2008, pag.215, €12,00). L’autrice racconta alcuni dettagli, poco noti, della vita di grandi scrittori dell’Ottocento e Novecento. Vite straordinarie, incredibili ma pur sempre reali. Libro utilissimo. Questa coallana di Sellerio diretto da Sergio Valzania riguarda testi letti originariamente alla radio da vari autori. Operazione eccellente quella di trasformare le conversazioni radiofoniche in libri.

16) Troppo belle per il Nobel. La metà femminile della scienza (Nicolas Witkowski gennaio 2008, pag. 164, € 25,00). Molto interessante questo saggio. La storia di quelle donne che, a partire dal 300 d. C., sono state scienziate non riconosciute ufficialmente. Storie incredibili di omissioni e scippi da parte degli uomini dei risultati dell’ingegno femminile in molti campi tradizionalmente riservati, da loro stessi! agli uomini. Scritto in un linguaggio non semplicissimo da capire soprattutto quando l’autore, essendo lui stesso uno scienziato, spiega alcune teorie.

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