Memoranda

24 Maggio 2008

Felix international

Archiviato in: 1 — bauxina @ 4:56

http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/gatto-stazione/1.html

Se andate all’indirizzo sopra potete ammirare la gatta giapponese che viaggia sui treni e che è diventata capostazione… dov’è l’interesse, il mio e quello dei miei famigliari, per questa notizia e queste foto? Che la nostra, sempre si fa per dire nostra, gatta, Tigre è spiccicata alla gatta giapponese! Stessa taglia, stessissimi splendidi colori! Solo che, Tigre è molto più come dire, espressiva… ha gli occhi più verdi e tanto per fare anche paragoni se quella, che si chiama Tama, è capostazione, Tigre potrebbe fare il capo-controllore, per quanto è autoritaria e volitiva. Bella davvero sta faccenda.. Viva i gatti e viva Tigre. Anche viva Tama… e viva A.

23 Maggio 2008

benvenuti

Archiviato in: 1 — bauxina @ 7:39

Sono indignata. Davvero. Questa campagna contro le minoranze e i rom (che letteralmente significa uomo) e i clandestini è uno scandalo. Ci sono milioni di case sfitte e vuote in tutta Italia, centinaia di fabbriche e capannoni dismessi, ci sono interi paesi fantasmi, soprattutto in montagna, e siamo qui a tenere fuori dai nostri sacri confini di merda chi viene qui a cercare lavoro, oppure scappa dalle guerre e dalle dittature. Ci sono milioni di ettari non coltivati, di terre abbandonate e noi siamo qui a dire che non hanno la nostra cultura, che non rispettano le nostre regole, che sono musulmani. Beh questo è il rosario delle lamentazioni, delle accuse, questa è la sostanza delle gravi discriminazioni, questa è la ragione del razzismo. Io mi aspetterei da un Paese civile che non scacciasse gli extracomunitari (ma se pensiamo che anche svizzeri e statunitensi sono per noi extracomunitari, beh, l’accezione negativa non sarebbe più tale o no?) ma li accogliesse quasi come una benedizione; che li dotasse, da subito di spazi da utilizzare, che li sistemassse nelle case abbandonate ma riparate almeno un minimo. E via di questo passo. Il nostro non è né un paese davvero civile né democratico.

perché si scrive?

Archiviato in: 1 — bauxina @ 7:00

Lunedì prossimo finirò il laboratorio protetto con i “matterelli”. Non so bene cosa dire loro. Ho pensato di leggere le risposte di importanti e bravi e famosi scrittori alla semplice domanda Perché scrivi? Secondo me molte delle risposte appartengono a loro. Come a chiunque. Vi farò sapere.

ritorni

Archiviato in: 1 — bauxina @ 5:11

Mi dispiace davvero trascurare il mio blog. Mi sembra di non scriverci da una vita. Ho un’intensa attività di pensiero in questo periodo. Ovvero faccio più sogni di un tempo. Forse. Forse ho sempre sognato e solo ora mi accorgo di sognare di più. Oltre il sogno c’è il pensiero. Mi sembra di avere molte cose da pensare. E poi in salute non sto benissimo e niente come piccoli e grossi fastidi e dolori ti fanno pensare. Visto che non puoi correre, arrampicarti, volare per forza ti viene da pensare…

17 Maggio 2008

letture aprile

Archiviato in: 1 — bauxina @ 8:11

Ecco le schede di letture del mese di aprile. Sono pochi i libri letti ma abbastanza densi.

Aprile 2008

1) Mani sporche di Barbacetto-Gomez-Travaglio (Chiarelettere febbraio 2008, pagine 930, euro 19,60)

2) La madre che mi manca di Joyce Carol Oates (Mondadori agosto 2007, 454, euro 19,00)

Comincio ad averne un bel po’ di romanzi della Oates. Quello che ricordo meglio perché mi è piaciuto davvero tanto è Le Cascate. Ma anche questo ha un suo fascino sebbene all’inizio sia stata a chiedermi, mentre lo leggevo…. Dove l’autrice voleva arrivare. A parlare è la protagonista, Nikki, una giornalista di prima pelo che scrive per un giornale di provincia e abita a 50 chilometri dalla madre vedova che vive da sola ma la cui vita quotidiana è piena di impegni nel volontariato. C’è anche una sorella maggiore, un po’ prepotente, egoista e cattivella. Poi un giorno Nikki trova la madre morta in garage, assassinata da un balordo a cui la madre aveva dato un passaggio in auto. Qui inizia il romanzo nel senso che per le oltre 400 pagine Mikki rivive la vita di sua madre intanto che vive la sua con i suoi problemi: la relazione con un uomo sposato, i contrasti con la sorella, il processo al balordo, il lavoro. Si trasferisce a casa della madre, persino e passa il tempo a selezionare gli oggetti, a sgombrare la soffitta e il garage e intanto tutte le parlano della madre facendole scoprire a poco a poco la personalità.

3) Livello di guardia di Natalino Balasso (Piccola biblioteca Oscar Mondadori, febbraio 2007, pagine 164, euro 8,40). Curioso questo libro del noto comico. E’ il suo secondo e a modo suo è un giallo che si svolge nella sonnacchiosa provincia del nord est, in un paesino come ce ne sono tanti, e i cui abitanti sono sempre lì a sorvegliare il livello del fiume. Nel paesino arrivano vari personaggi le cui storie si intrecciano. Solita carrellata di personaggi strambi del luogo, belle battute nei dialoghi ma una scrittura un po’ arzigogolata. A tratti piacevole a tratti complicata. E’ un giallo…. Ma io ci ho capito poco…

4) Un lavoro sporco di Christopher Moore (Elliot settembre 2007, pag. 443, euro 16,50). Curiosissimo questo libro a metà tra fantasy, horror, noir, commedia blak. Una Morte bambina ti guarda dalla copertina. Sta in passeggino rosso spinta da un uomo di cui si intravede un braccio e una gamba. Quello che il protagonista, un giovane uomo che perde la moglie in ospedale dopo che ha dato alla luce una bambina, deve fare essendo il prescelto come parecchi altri a San Francisco, è recuperare le anime dei morti le quali hanno la tendenza a occupare oggetti tra i più svariati. Il lavoro sporco del titolo è appunto quello di recuperare il “vascello delle anime” altrimenti le forze oscure, moderne arpie sempre in agguato, prenderanno il sopravvento. E’ anche una storia d’amore questo libro.

11 Maggio 2008

corti circuiti, non tra le stelle

Archiviato in: 1 — bauxina @ 6:40

Prima il corto circuito di vita l’avevo con la mia città ora, dopo le elezioni politiche cioè con l’Italia intera. Nulla in comune con entrambe. Sale la voglia di emigrare. Non è solo per ragioni politiche ché la sconfitta della sinistra non mi fa piangere… è la vittoria della destra che non mi rassicura.

Non è per snobismo che non sento voglia di patria, che non ho una nazione nel cuore né tanto meno una squadra. E’ che sono riduttivi, questi concetti: piccole cose che non interessano le stelle o il sole.

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