Memoranda

4 Luglio 2009

Libri letti in giugno. Questo giugno.

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Lo so, più di un mese senza un post è una vergogna. Ne sono cosciente. Ma, come tutti sanno, si passano dei periodi così, come definirli… che pesano poco in una vita ma al momento si fanno sentire come un peso da vivere. Spero in questo luglio semi-estivo. Questo caldo non mi fa bollire il cervello come altre volte. E forse mi sentirò vitale al 72 per cento così che scriverò almeno un paio di post. Intanto beccatevi l’elenco dei libri letti in giugno: un mese senza infamia e lode.

 

Giugno 2009

1) Cuore di ghiaccio di Almudena Grandes (Guanda novembre 2008, pag. 1023, € 20,00). Immensa saga famigliare. 400 pagine sono di troppo.

2) Dura la vita dello scrittore di David Lodge (Bompiani giugno 2004, pag. 502, € 18,00). Anche se è ritenuto un romanzo è in realtà la biografia di Henry James. Adoro Lodge. Scrive incantevolmente.

3) Sentieri nel ghiaccio di Werner Herzog (Guanda marzo 2008, pag. 77, € 11,00). Curioso diario di un curioso viaggio del grande regista. Nel 1974, in pieno inverno, viaggia da Monaco a Parigi, a piedi, da solo per recarsi al capezzale di un’amica, una critica cinematografica tedesca che sta morendo. E’ certo che se compie questa impresa l’amica si salverà. Com’è come non è… l’amica si salva.

4) La storia dei sogni danesi di Peter Hoeg (Oscar Mondadori 1999, pag. 366, € 14,00). Primo romanzo dell’autore di Il senso di Smilla per la neve. Racconti cupi, tragici, orrorifici e misteriosi. E’ il grande e tenebroso Nord, bellezza.

5) I conti con me stesso – Diari 1957-1978 di Indro Montanelli (Rizzoli marzo 2009, pag. 285). Il libro me l’ha prestato il Pedax. Divorato. Che figlio di puttana il grande Montanelli. Sincero e bugiardo. Troppo presente a se stesso.

6) Mangiare banane di Giampaolo Dossena (Il Mulino giugno 2007, pag. 110, € 10,00) Piccole e sparse riflessioni e memorie su svariati argomenti. Piacevolissimo. Perché la maggior parte degli italiani non scrive così? Con penna acuta, non intellettualoide?

7) I cani abbaiano di Truman Capote (Garzanti aprile 1976, pag. 358). Un genio. E tale è anche in questi pezzi “giornalistici”. Una scrittura da insegnare e che non si può ignorare.

8) La vita di Konrad Lorenz di Alec Nisbett ( Bompiani 1978, pag. 364). Poca vita e molta teoria. Come teorico non è mai stato Lorenz. Tuttavia l’autore è molto bravo e preciso.

9) Il club dei mestieri stravaganti di G. K. Chesterton (Piemme, 1999, pag. 170). Eleganza di scrittura. Umorismo d’alto bordo. Anche fra un secolo sarà un classico.

10) Libro di candele – 267 vite in due o tre pose di Eugenio Baroncelli (Sellerio 2008, pag. 309, € 13,00). L’autore è uno dei veri intellettuali di questo triste Paese. Sconosciuto ai più. Le sue piccole 267 biografie di uomini e donne vere di tutti i tempi sono ognuno pezzi di straordinaria bravura. E’ uno di quei libri che non si possono “scaffalare”. Si devono tenere vicino.

11) Terra rossa e pioggia scrosciante di Vikram Chandra (Instar libri, luglio 1999, pag. 747, lire 38.000). Sto tentando di avere tutti i libri stampati da Instar libri nella collana Narrativa/Mente. Ho anche il primo. Non le avete mai viste queste edizioni? Provate a prendere un qualsiasi libro stampato prima del 2001… prima della morte del loro giovane fondatore. Questi libri sono anche degli oggetti, delle opere d’arte, piccole. Comunque Terra rossa eccetera è un racconto dopo l’altro, un racconto indiano dopo l’altro.

2 Giugno 2009

letture di maggio 2009

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Maggio 2009

1) Fratelli di sangue di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (Mondadori….) e che si può dire di questo libro perfetto e preciso? Nomi, fatti, circostanze, storia della ‘ndrangheta, documenti inediti (relativi ai riti di affiliazione, per es.). In più c’è la mappa delle ‘ndrine, zona per zona. In tutta la regione Calabria.

2) Come ho perso la guerra di Filippo Bologna (Fandango libri, febbraio 2009, pag. 273, € 14,00). L’esordio di un giovane scrittore toscano. Forse al terzo libro riuscirà a diventare un bravo scrittore, per ora è dotato di un bello stile, belle immagini. La storia è esile e poco comprensibile. I capitoli sono brevi ma non aiutano a seguire la storia.

3) Ho sempre amato questo posto (Storie del Wyoming) di Annie Proulx (Mondadori, febbraio 2009, pag. 219, € 18,00). Splendidi racconti. Due in particolare. Leggere la Proulx è un piacere sempre soddisfatto.

4) Parigi trance di Geoff Dyer (Instar libri, dicembre 1999, pag. 287 €8,00) Mooooooolto interessante questo scrittore. Ho scoperto che è suo il libro intitolato “Natura morta con custodia di sax” che da anni mi ero riproposta di leggere e però mai sono riuscita a fare. Bellissimo stile, originalità nel descrivere la quotidianità di giovani inglesi che vivono a Parigi. Mi ha ricordato le atmosfere e i dialoghi nei film di Truffaut. Naturalmente questa come altre edizioni di Instar si segnala per molti piacevoli particolari tipo l’autografo dell’autore stampato nella terza di copertina. E poi grande leggibilità dei caratteri usati: Baskerville…

5) Salam, maman di Hamid Ziarati (Einaudi, 2006, pag. 260, € 14,00). L’autore è un iraniano nato nel 1966 che ha vissuto da ragazzino l’ascesa al potere di Komeini. Poi si è trasferito a Torino nel 1981, e qui lavora come ingegnere. E’ proprio lui che parla in prima persona e racconta la sua vita e quella della sua famiglia che vive a Teheran. Si vive con lui la tragedia dell’avvento della repubblica islamica e prima delle lotte contro lo scià Reza Palevi. Il libro è scritto in italiano e anche bene… Mi ha fatto ripensare a Leggere Lolita a Teheran. Mentre l’autore era un ragazzino, l’autrice di leggere Lolita era una docente universitaria che quando venne chiusa l’università si ritirò a casa dove il giovedì accoglieva alcune sue studentesse per proseguire le lezioni. Questi libro l’ho “riscoperto” perlustrando un filone della miniera della mia biblioteca. Ne avevo rimandato la lettura.

6) Settimana di turno di Riccardo Targetti (Proedi giugno 2008, pag. 285, € 15,90). “Tre omicidi, vorticosi giri di denaro sporco, il lato oscuro dello sport. L’indagine di un Pubblico ministero scuote l’imprenditoria di provincia”: questa la presentazione dell’editore. L’autore è comunque un vero magistrato nato a Milano nel 1952. Il libro non è male, l’ho letto con interesse ma noto che se l’autore avesse evitato alcune stonature, banalità e descrizioni delle donne come ai vecchi tempi dei detective private… sarebbe stato meglio. Questo libro: una pausa tutto sommato piacevole per me.

7) La casa degli incontri di Martin Amis (Einaudi maggio 2008, pag. 214, € 17,00). “Probabilmente il romanzo migliore di Amis” dice l’ultima di copertina ma non sono d’accordo. Seppure sia molto bello è tuttavia piuttosto complicato e prosegue l’ossessione dello scrittore per la Russia soprattutto prima e dopo Stalin. “Koba il terribile”, per esempio, così fazioso, così crudele e così vero: era molto bello.

8) La strada per Smirne di Antonia Arslan (Rizzoli gennio 2009, pag. 286, € 18,50). RE’ il seguito de La masseria delle allodole. Storia, verta ma letterariamente resa, della famiglia dell’autrice. Bene.

9) Remotamente su questi schermi di Gore Vidal (Anabasi 1993, pag. 152, lire 22.000). Come sempre mi capita per i libri di Vidal, questo è insieme un tratto sulle conseguenze e la natura del cinema e un memoir, il libro è pieno di segna-pagine. Vidal ha uno sguardo sugli avvenimenti, sulla storia sempre particolare. E il titolo è molto carino.

10) Né qui né altrove –Una notte a Bari di Gianrico Carofiglio (Laterza 2008, pag. 160 € 10,00). L’incontro in una notte tra tre amici. Una storia facile.

11) Identità rubate di T. Coraghessan Boyle (Einaudi febbraio 2008, pag. 390, € 22,00). Bella e originale storia. L’autore non tradisce mai le mie aspettative.

12) Il bavaglio di Peter Gomez, Marco Lillo e Marco Travaglio (Chiarelettere, giugno 2008, pag. 238, € 12,00). Quant’è vero… a mettersi il bavaglio i giornalisti ci pensano da soli, alcuni, per gli altri provvedono le riforme (!) del governo.

13) Il rumore della pioggia a Roma di John Cheever (Fandango novembre 2004, pag. 79, € 9,00). Deliziosi racconti “romani”.

14) I Libronauti di Oliviero Diliberto (Aliberti editore gennaio 2007, pag. 202, € 10,00). Schede delle librerie, in Italia e nel mondo, che piacciono per qualche motivo a Diliberto.

15) Classici dietro le quinte – Da Dante a Pasolini di Giovanni Ragone (Laterza 2009, pag. 376, € 20,00). Molto interessante, ricco di notizie. L’autore racconta e bene le vicende editoriali di alcuni classici.

6 Maggio 2009

citazioni

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Jerome Klapka Jerome ha detto:

«I gatti sono animali verso cui ho il massimo rispetto. I gatti e i non conformisti mi sembrano davvero i soli esseri in questo mondo che abbiano una coscienza pratica e attiva.»

«Mi piace il lavoro, mi affascina. Potrei stare per ore seduto ad osservarlo.»

1 Maggio 2009

Letture primaverili

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APRILE 2009

1) Uomo al buio di Paul Auster (Einaudi 2008, pag. 152, €17,00). Come accade quasi sempre nei libri di Auster ci sono più piani di lettura. Non è solo la storia di un anziano vedovo che dopo un incidente stradale va a vivere con figlia e nipote, ma anche le storie che l’anziano s’inventa per sopportare le sue notti insonni. E la storia della figlia, della nipote: universi collegati che trovano una ragione comune. La vita, è così.

2) Quando un coccodrillo mangia il sole di Peter Godwin (Baldini Castoldi Dalai agosto 2008, pag. 391, € 19,00). Molto interessante. Godwin racconta la sua storia e quella della sua famiglia. Lui è un africano bianco, giornalista free lance che lavora anche per il National Geographic. I suoi sono rimasti nell’ex Rhodesia, ora Zimbabwe e lui va a trovarli ogni tanto approfittando dei lavori di inchiesta che gli vengono commissionati. In sostanza è la storia vera di Godwin, una biografia che è anche la “biografia” di una parte d’Africa. La scrittura è essenziale, precisa, ricchissima di informazioni. L’Africa è un vero mattatoio. Quotidiano. Certo non tutto il continente.

3) La strada per Memphis di James Sallis (Giano settembre 2008, pag. 223, €17,00). Quasi meglio di Joe Lansdale. Ed è tutto dire. È un giallo, un noir, il racconto di un uomo dalla vita travagliata, il racconto di un’America profonda, provinciale tante volte raccontata anche nei film ma qui è leggermente diversa. Più umana, più profonda, più vera.

4) Il bosco morto di James Sallis (Giano, marzo 2008, pag. 223, € 16,50). Avrei dovuto leggere prima il Bosco morto e poi La strada per Memphis essendo questa la prima parte della trilogia dedicata al protagonista Turner, poliziotto, carcerato, psichiatra, consulente di uno sceriffo. Vale quanto detto sopra.

5) La collezione di Giampiero Mughini (Einaudi, gennaio 2009, pag. 281, € 16,00). Una vera sorpresa questo libro. L’autore, così irritante in Tv quando sembra ponzare su questo e quello, così respingente per via dei suoi tic e delle sue pose, rivela qui una profonda cultura e un vero amore per i libri. La collezione del titolo è la sua, delle prime edizioni dei libri del Novecento, a cominciare da quelli futuristi. Ma è anche la storia, attraverso i suoi protagonisti, di una parte importante della letteratura italiana, spesso misconosciuta.

6) Fotografia come letteratura di Giuseppe Marcenaro (Bruno Mondadori 2008, pag. 183, €10,00). Ma che bravo questo Marcenaro. Già il suo Cimiteri mi aveva entusiasmato. Qui racconta le vicende di fotografi letterati, di scrittori e pittori che amavano fotografare, di chi ha “inventato” la fotografia. Aneddoti intorno alle foto e ai fotografi. Flaubert, Nadar, Benjiamin, Rimbaud…

7) Io avevo paura di Virginia Woolf – Un ragazzo alla Hogarth Press di Richard Kennedy (Guanda marzo 2009, pag. 115, € 14,00). L’autore, nato nel 1911 è morto nel 1989. E’ stato un apprezzatissimo illustratore di libri per ragazzi. Questo memoir è stato pubblicato in Inghilterra per la prima volta nel 1972 ed è il diario, leggero, tutto dalla parte di un ragazzino, di quando l’autore, sedicenne, venne assunto come factotum dai coniugi Woolf. Che qui vengono visti di sguincio, immersi nella loro vita di scrittori e soprattutto di proprietari della casa editrice.

8) Il caso Imprimatur di Simone Berni (Biblohaus aprile 2008, pag. 156, € 16,00). Belle edizioni quelle di questa nuova casa editrice. Ho scoperto che Imprimatur c’è nella nostra bibilioteca, acquistato quando uscì la seconda edizione. Ma non sapevo che sarebbe stata l’ultima perché Mondadori l’ha persino tolto dal suo catalogo e ora si può solo acquistare da un editore olandese che l’ha stampato in italiano oppure nelle librerie straniere in Italia. La verità, sconvolgente, che i due hanno scovato riguarda il papa Innocenzo XI che per recuperare i suoi soldi aiutò, tra il 1660 e il 1871, il principe eretico, protestante, Guglielmo d’Orange a sedere sul trono inglese. Uno dei principali protagonisti è Atto Melani, personaggio realmente esistito. Il libro di Berni racconta il boicottaggio dell’editoria e del giornalismo culturale italiano nei confronti sia del libro che dei due autori, Monaldi & Sorti che vivono adesso all’estero, a Vienna.

9) Vero e falso – L’uso politico della storia a cura di Marina Caffiero e Micaela Procaccia (Donzelli, aprile 2008, pag. 226 € 15,50). Dodici storici si confrontano su singole questioni tentando di precisare i compiti della storiografia e criticando l’uso distorto e politico di alcuni eventi. Interessante.

10) Mare di papaveri di Amitav Ghosh (Neri Pozza 2008, pag. 543, € 18,50). Romanzo fluviale…si intrecciano storie di uomini e donne dell’India ottocentesca, di varie caste, che si ritroveranno su una nave che solca l’oceano indiano. C’è avventura, amore, degrado, bellezza, e oppio. La guerra dell’oppio tra Inghilterra e Cina, i destini di nazioni e individui che non contano nulla e altri che muovono economie statali. Un romanzo fiume insomma che è uno spaccato dal basso della contraddittoria India.

11) Vendere l’anima – Il mestiere del libraio di Romano Montroni (Laterza, 2006, pag. 288, € 15,00). Un testo molto bello con preziosi consigli, suggerimenti e precise tabelle. Ad uso dei librai, è vero, ma molto interessante anche per i clienti dei librai. E interessanti sono anche, alla fine del libro, i brevi testi di “tecnici” dell’editoria che espongono i pareri e le opinioni intorno al tema.

12) Paesaggio con bambina di Aharon Appelfeld (Guanda febbraio 2009, pag. 148, € 14,00). La storia di Tsili Kraus, una bambina ebrea alla vigilia della seconda guerra mondiale. Ignorata e abbandonata si trova a vagare in un paesaggio sconosciuto che scopre mentre cerca di sopravvivere.

13) I disarmati di Claudio Fava (Sperling & Kupfer, marzo 2009, pag. 178, € 17,50). Un libro civile, non sulla mafia ma sugli uomini della mafia e dell’antimafia, sui politici collusi, sui giornalisti uccisi, sul giornalismo in Sicilia. Fava scrive molto bene.

14) Il professore, Rousseau e l’arte dell’adulterio di Andrew Crumey ( Ponte alle Grazie ottobre 1991, pag. 336). Ho ritrovato questo libro durante la schedatura. Ci è stato regalato nel Natale 1991 da mia sorella ma non l’avevo letto. E’ probabile che l’avessi messo subito fra altri libri dimenticandomene presa da altre urgenze. Ho rimediato ora. Bello stile, sebbene non esaltante la storia. Pieno di pettegolezzi su Rousseau… Ho cercato su Ibs altri libri di quest’autore scoprendo che non esiste per loro. Su Bol invece era disponibile un solo libro tradotto in italiano e altri erano in lingua originale. Bah. Strano.

15) Quo vadis, baby? di Grazia Verasani (Colorado noir – è la casa editrice del regista Gabriele Salvatores – 2004, pag. 219, € 14,00). L’avevo comprato anni fa e ogni volta che mi capitava tra le mani ne rimandavo la lettura. Ora invece è arrivato il momento. Niente affatto male questo romanzo noir. Ne è stato tratto anche un film e una intera serie con questa investigatrice privata che qui ha di fronte il mistero del suicidio prima della madre e poi della sorella. Ha una scrittura fresca, chiara, senza ombre, senza psicologismi.

16) La piazza del diamante di Mercè Rodoreda (La nuova frontiera, febbraio 2009, pag. 223, € 15,00). Il romanzo più celebre di questa scrittrice catalana “riscoperta” di recente. Antifranchista, andò in esilio in Svizzera e Francia, ecc. Tornò in Spagna solo nel 1972. Morì qualche anno dopo. Questo romanzo è ritenuto un capolavoro da Marco Lodoli che ne ha parlato in radio un mesetto fa.

26 Aprile 2009

"Non do nemmeno un euro per i terremotati"

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Un amico mi ha inviato questo testo, che riporto qui integralmente e il cui contenuto potrei firmare io stessa. E’ lungo ma vale la pena leggerlo.

“MA IO PER IL TERREMOTO NON DO NEMMENO UN EURO…”

(di Giacomo Di Girolamo)

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.
Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no – stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare.
Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficienza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.
Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese.
E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella.
C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato – come tutti gli altri – da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di “new town” e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: “new town”. Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente?
Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce “new town”. E’ un brand. Come la gomma del ponte.
Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che “in questo momento serve l’unità di tutta la politica”. Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme – da generazioni – gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è.
Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate.
Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.
Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.
Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove – per dirne una – nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto.
Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.
Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto.
Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.
Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia.
Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire “in Giappone non sarebbe successo”, come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know – how del Sol Levante fosse solo un’ esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico.
E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.
Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso.
Come la natura quando muove la terra, d’altronde.
Giacomo Di Girolamo

6 Aprile 2009

Il Bel Paese: una volta…

Archiviato in: 1 — bauxina @ 6:45

Due gli eventi da ricordare, oggi: la visita di Obama in Turchia, il terremoto all’Aquila. Il presidente Usa ha detto che non ha niente contro l’Islam. Viva Obama. Quanto all’Aquila, una certezza c’è, che gli architetti, i geometri, i tecnici comunali, le imprese di costruzione, dovrebbero essere puniti con anni di carcere e salatissime multe. Ma che Bel Paese. I terremoti non fanno morire tanta gente quanto l’avidità, la stupidità e la cattiveria degli uomini.

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